La prima sakagura italiana è in Veneto: la storia di Riso Sake

Nicola Coppe – Riso Sake

Tempo di lettura: 5 minuti

In un angolo incantato delle Dolomiti, a Feltre, dove l’aria è fresca e l’acqua pura scorre tra le montagne, Nicola Coppe ha trasformato un sogno in realtà. Qui nasce Riso Sake, la prima sakagura italiana, un luogo in cui il riso non è più solo cibo, ma materia viva che, attraverso fermentazioni complesse e rituali antichi, si trasforma in sake. Un viaggio che porta l’Italia nel cuore della cultura giapponese, senza perdere la sua identità, dove ogni bottiglia racconta la storia di pazienza, passione e dedizione.

Il sakè è una bevanda alcolica tipicamente giapponese ottenuta da un processo di fermentazione che coinvolge riso, acqua e spore koji.

Tra risi selezionati, muffe speciali e lavorazioni che richiedono attenzione costante, Riso Sake non è soltanto un laboratorio: è un’esperienza sensoriale, un incontro tra tradizione orientale e creatività italiana, capace di sorprendere chiunque voglia scoprire il vero significato di Nihonshu o, come Nicola ama chiamarlo, Italiashu.

La sakagura: cuore pulsante di Riso Sake

Entrare nella sakagura di Nicola significa varcare la soglia di un piccolo regno dove il tempo sembra scandito dal ritmo lento della fermentazione. La sakagura, termine giapponese che indica la cantina del sake, qui diventa il cuore pulsante del progetto: un luogo dove ogni chicco di riso, scelto con cura, incontra acqua pura e microrganismi selezionati, dando vita a una magia che va oltre la semplice produzione alcolica.

Ogni passaggio richiede attenzione costante: il riso viene lavato, ammollato, cotto e poi inoculato con il micelio, la “muffa buona” che trasforma l’amido in zuccheri. È un processo che richiede dedizione, e talvolta anche la notte accanto alle vasche di fermentazione, perché la vita della bevanda dipende da piccoli gesti ripetuti con precisione quasi rituale.

Qui, tra l’odore dolce del riso cotto e la freschezza dell’aria montana, si respira la passione di chi ha deciso di portare in Italia un’arte millenaria, trasformando la cantina in laboratorio, casa e luogo di incontro tra cultura giapponese e innovazione italiana.

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Il riso italiano come protagonista

La scelta del riso è stata una delle sfide più grandi per Nicola: in Giappone esistono varietà e macchinari pensati apposta per il sake, ma in Italia il riso nasce per essere mangiato, non fermentato. Il Carnaroli, re dei risotti, diventa così un protagonista inaspettato: con la sua struttura perfetta e la capacità di assorbire acqua senza perdere forma, si presta alla trasformazione in un sake di qualità.

Dopo anni di studi e sperimentazioni, Riso Sake ha selezionato aziende italiane disposte a lavorare il riso secondo standard rigorosi, e ha persino sviluppato la prima varietà italiana destinata esclusivamente alla produzione di sake, un traguardo unico in Europa.

Non basta solo il tipo di riso: fondamentale è la levigatura, la rimozione progressiva degli strati esterni del chicco, che permette una fermentazione pura e uniforme. Ogni chicco, levigato e preparato con cura, racconta una storia di innovazione e tradizione che unisce Oriente e Occidente.

Dalla fermentazione al miracolo della muffa

Ogni bottiglia di sake di Riso Sake nasce da un processo quasi magico, che trasforma il semplice riso in una bevanda complessa e armoniosa. Dopo la levigatura, i chicchi vengono lavati, immersi in acqua e cotti, per poi raffreddarsi in un ambiente controllato: sterile, ma comunque a contatto con l’aria, come vuole la tradizione.

È qui che entra in gioco il micelio, una “muffa” speciale, che trasforma l’amido del riso in zuccheri fermentabili, un passaggio fondamentale che ricorda la magia del malto nella birra, ma svolto interamente all’interno della sakagura. Nicola descrive il processo come un equilibrio delicato: ogni fase deve rispettare tempi, temperature e attenzioni precise, perché il sake non è un distillato pronto all’uso, ma un fermentato vivo, che richiede cura costante.

È un lavoro di pazienza, passione e precisione scientifica, che trasforma il riso italiano in un vero e proprio ponte tra culture, tradizioni e sapori.

Tipologie di sake e come abbinarlo

Non tutti sanno che il sake non è una bevanda da riscaldare automaticamente: la temperatura giusta dipende dal piatto con cui viene abbinato. Nicola ci guida in questo rituale di equilibrio tra gusto e aroma: per un crudo di pesce o una burrata fresca, il sake va servito freddo, leggero e delicato; per un ramen caldo e grasso, invece, un sake leggermente riscaldato diventa il compagno perfetto, perché l’alcol più aggressivo “sgrassa” il palato e accompagna il piatto senza sovrastarlo.

Il segreto sta nella sua acidità contenuta e nella struttura versatile: a differenza del vino, il sake non compete, ma si accompagna, creando armonie sorprendenti tra cibo e bevanda. Nicola sottolinea anche l’importanza del bicchiere: un piccolo tulipano in vetro chiuso aiuta a valorizzare profumi e aromi, mentre le ciotoline tradizionali sono ideali solo in specifici contesti.

In Riso Sake, ogni scelta — dalla temperatura alla forma del bicchiere — è studiata per far emergere la complessità di un prodotto che, pur essendo italiano, porta con sé l’anima del Giappone.

Scopri le produzioni di Riso Sake

Visitare la sakagura e immergersi nell’Izakaya italiano

Riso Sake non è solo produzione: è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. Nicola apre le porte della sua sakagura a chi desidera comprendere il percorso del sake, dalle prime fasi di levigatura del riso fino alla bevanda finita.

Le visite guidate offrono un’ora e mezza di racconto, dimostrazione e degustazione, permettendo di vedere con i propri occhi ogni passaggio e di assaporare le differenze tra le varie tipologie.

Accanto alla sakagura sorge l’Izakaya: un’osteria giapponese in cui, finalmente, si può gustare il sake abbinato ai piatti ideati per esaltarne le caratteristiche. Qui l’approccio è conviviale e didattico: Nicola e il suo team suggeriscono percorsi di degustazione personalizzati, consigliando quali sake provare in base al piatto scelto o lasciando libero chi vuole esplorare a suo ritmo. È un luogo dove la cultura giapponese del bere si intreccia con la tradizione italiana, e dove il sake smette di essere un mistero per diventare un piacere da vivere, assaporare e portare a casa.

Kampai! Il futuro del sake in Italia e un brindisi alla scoperta

Nicola non si ferma qui: la sfida di Riso Sake è far conoscere in Italia e oltre la complessità e la ricchezza del sake, rendendolo accessibile e al tempo stesso rispettoso delle tradizioni giapponesi.

Con il ristorante e le visite guidate, la produzione e la cultura del sake diventano un’esperienza concreta, da gustare e da condividere. L’idea è continuare a sperimentare nuove tipologie, affinare le tecniche di fermentazione e trovare nuovi abbinamenti con la cucina italiana, dimostrando che il sake non è solo un’alternativa al vino, ma una bevanda che racconta storie, territorio e passione.

Prima di lasciare la sakagura, Nicola ci ricorda il rito più semplice e potente: alzare il bicchiere e dire Kampai!, un invito a celebrare il momento, la scoperta e la gioia di condividere un’esperienza autentica, lontana dai cliché, ma vicina al cuore di chi ama il buon bere.

Vuoi immergerti completamente nel mondo del sake italiano e scoprire tutti i segreti di Nicola Coppe, dalla scelta del riso alla magia della fermentazione? Non perdere la puntata completa di Tell Me Wine, dove ogni sorso racconta una storia unica.

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