Federico Graziani: l’Etna, il tempo e l’idea di un vino vero
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Ci sono persone che nel vino ci arrivano per caso, e altre che sembrano destinate a incontrarlo molto presto. Federico Graziani appartiene senza dubbio alla seconda categoria. A quindici anni frequenta il suo primo corso da sommelier, con una liberatoria firmata dai genitori per poter assaggiare vino; a ventitré diventa il più giovane Miglior Sommelier d’Italia. Ma la sua storia non si ferma ai riconoscimenti: è una traiettoria lunga, fatta di ristoranti stellati, studio, curiosità e, a un certo punto, di una scelta radicale.
Oggi Federico Graziani è un produttore sull’Etna, uno di quei nomi che hanno contribuito a riscrivere il racconto del vino etneo contemporaneo. I suoi vini sono ricercati, riconoscibili, mai accomodanti. E soprattutto raccontano un’idea molto chiara: il vino non deve essere perfetto, deve essere vero.
Dal servizio in sala alla vigna
Prima di diventare produttore, Federico è stato sommelier, divulgatore, consulente, uomo di sala. Ha lavorato in alcuni dei ristoranti più importanti d’Italia e d’Europa, vivendo il vino ogni giorno a tavola, nel suo contesto più naturale. È proprio lì che matura una consapevolezza fondamentale: il vino non è un esercizio di stile, ma un compagno di viaggio.
Dopo anni di ristorazione, decide di iscriversi all’università e studiare viticoltura ed enologia. Non è una scelta “di continuità”, ma un cambio di prospettiva: smettere di raccontare il vino degli altri per provare a costruire il proprio. Il primo vigneto arriva nel 2008, quasi per caso, come spesso accade nelle storie più autentiche. Una vigna vecchia rischia di essere espiantata, Federico la vede, se ne innamora e decide di salvarla. Nascono così le prime bottiglie, poche centinaia, quasi un progetto personale. Ma il seme è ormai piantato.
L’Etna non si sceglie, ti sceglie
Federico ama dire che non è stato lui a scegliere l’Etna, ma che è l’Etna ad aver scelto lui. Un territorio magnetico, complesso, a tratti estremo, che negli anni Duemila inizia una vera e propria rinascita vitivinicola grazie a figure visionarie e a una nuova generazione di produttori.
Sull’Etna, Federico trova tutto ciò che stava cercando: un luogo dove il vino è fatica, interpretazione, ascolto. Le sue vigne si trovano tra i 600 e i 1200 metri di altitudine, in un contesto che è allo stesso tempo montagna e Sicilia. Da un lato il freddo, l’altitudine, le escursioni termiche; dall’altro una luce potentissima, unica, che segna profondamente il carattere dei vini.
Lavorare a queste altitudini significa confrontarsi con una viticoltura estrema, fatta di clima imprevedibile, vendemmie difficili e, a volte, anche problemi molto concreti e umani. Ma significa anche avere una possibilità rara: quella di adattarsi, salire di quota, rispondere al cambiamento climatico con intelligenza e visione.
Vini che non cercano la perfezione
“Un vino non deve essere perfetto, deve essere vero.”
È una frase che riassume bene il pensiero di Federico Graziani. I suoi vini non nascono per stupire al primo sorso, né per vincere concorsi. Nascono per raccontare un luogo e un’annata, e per farlo nel tempo.
Sono vini che spesso si aprono lentamente, che cambiano nel bicchiere, che chiedono pazienza. Federico li paragona a maratoneti, non a centometristi: vini capaci di reggere la distanza, di evolvere, di sorprendere dopo ore – o giorni – dall’apertura. Un approccio che va contro una certa idea di immediatezza, ma che restituisce profondità e autenticità.
Ogni annata, per Federico, è diversa. Non solo per il clima, ma per l’energia che porta con sé. Per raccontarlo, ha persino immaginato un sistema simbolico fatto di “cuoricini” colorati, ognuno legato a una caratteristica dell’annata: freschezza, calore, equilibrio, tensione. Un modo poetico e diretto per ricordare che il vino è memoria, prima ancora che tecnica.
Curiosità, tecnologia e visione

La vite, i vini e il produttore
Accanto a un approccio profondamente artigianale, Federico non rinuncia alla sperimentazione. Ne è un esempio il microchip inserito sotto l’etichetta di alcune bottiglie: uno strumento che permette di autenticare il vino, fornire informazioni dettagliate al consumatore e monitorare il percorso delle bottiglie nel mondo.
Non si tratta di controllo fine a sé stesso, ma di consapevolezza: sapere dove vanno i propri vini, proteggerli da falsificazioni e mercato grigio, costruire una relazione più trasparente con chi li beve. È un’innovazione che nasce dalla stessa radice di tutto il suo lavoro: rispetto per il vino e per chi lo sceglie.
Oltre il vino: l’Etna Chinato
L’ultima espressione di questa curiosità è l’Etna Chinato, un progetto condiviso nato dall’incontro tra competenze diverse e dall’amore per il territorio. Un prodotto che parte da una base di Etna Rosso e si arricchisce di botaniche locali, foglie di fico, alloro, profumi della macchia mediterranea.
Non è solo un omaggio al Barolo Chinato, ma una sua reinterpretazione etnea, più asciutta, più amara, profondamente legata al luogo da cui nasce. Un altro tassello di un percorso che non smette di esplorare.
Un produttore, prima di tutto curioso
Federico Graziani è un produttore che non ama le scorciatoie. Ogni sua bottiglia è il risultato di ascolto, studio e dubbio. Forse è proprio questo che rende i suoi vini così riconoscibili: non cercano di piacere a tutti, ma parlano con sincerità a chi ha voglia di ascoltare.
E in un mondo del vino sempre più veloce e rumoroso, questa scelta – lenta, coerente, profondamente umana – è già di per sé una dichiarazione di stile.
Se volete conoscere ancora meglio il suo percorso, ascoltare la sua voce e lasciarvi guidare tra Etna, vino e visione, trovate Federico Graziani come ospite dell’ultima puntata di Tell Me Wine: una conversazione che, proprio come i suoi vini, ha bisogno di tempo per aprirsi davvero.
Guarda l’episodio completo su YouTube
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