Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG tra innovazione e sostenibilità

 

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In un territorio unico e riconosciuto patrimonio dell’umanità UNESCO, nasce un’eccellenza che non ha bisogno di presentazioni: il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.

A raccontarlo è lo stesso presidente del Consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene, Franco Adami.

Cosa si nasconde dietro un calice di bollicine e perché questa denominazione è protagonista del progetto Born Sustainable?

Un paesaggio “ricamato” dall’uomo

Raccontare le colline di Conegliano Valdobbiadene a chi non le ha mai viste significa parlare di bellezza e accoglienza.

In questo luogo i vigneti non sono semplici appezzamenti agricoli, ma quadri: i filari, infatti, seguono le linee di pendenza (i cosiddetti girappoggi) andando a ricamare le rive, ossia i versanti più scoscesi.

Ma tutta questa bellezza ha un prezzo: la fatica nel mantenere il paesaggio che è stato ereditato. In colline con pendenze che arrivano fino al 70%, la meccanizzazione non è possibile. È quella che possiamo definire una viticoltura “sfidante”, nata secoli fa non per business, ma per sussistenza.

In passato la viticoltura serviva alle famiglie semplicemente per far produrre anche quella terra impervia. Nella zona pianeggiante si coltivavano cereali: mais, frumento ed erba per le stalle. Ma sulle rive le soluzioni erano poche: i castagni o la vite.

Nessuno sapeva che questa viticoltura avrebbe disegnato un paesaggio così bello e sarebbe diventata un simbolo di eccellenza mondiale. Le generazioni future hanno, dunque, il compito e forse anche il dovere, di mantenere questa bellezza e di trasmetterla attraverso il prodotto.

Colline Valdobbiadene

Conegliano Valdobbiadene: le colline ricamate attraverso l’utilizzo dei girappoggi: una tecnica di coltivazione del terreno, utilizzata in zone collinari. I filari delle viti vengono disposti seguendo le curve naturali della collina.

La sostenibilità che va oltre lo slogan

Per il Consorzio, la sostenibilità non è un concetto astratto, ma un percorso iniziato 25 anni fa con la creazione di un protocollo viticolo. Ecco i numeri e i progetti che definiscono oggi questo impegno:

  • Certificazione SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale per la Produzione Integrata): il 52% delle aziende della denominazione ha già ottenuto questa certificazione nazionale
  • Carbovit: un progetto che mira a rendere il terreno autofertile attraverso concimazioni naturali
  • Biodiversità: iniziative specifiche per migliorare l’attività delle api e favorire la fioritura di piante adatte al loro sviluppo

Affascinante è il racconto del passaggio generazionale: se il nonno di Adami usava il letame e il padre i concimi minerali, oggi la nuova generazione punta a non concimare più, sfruttando le conoscenze agronomiche per far vivere il terreno in modo naturale.

Persone, Inclusione e “Young Club”

La sostenibilità non è solo ambientale, ma anche sociale. Franco Adami ha sottolineato l’importanza dei progetti di inclusione lavorativa per formare manodopera e integrare le persone attraverso il rispetto della terra.

Un ruolo centrale è affidato ai giovani dello “Young Club“. Adami scherza dicendo che “ogni generazione rovina il vino di quella prima”, ma sottolinea come la realtà è che ogni nuova leva applica le migliori conoscenze tecniche disponibili per migliorare il prodotto.

Che sapore ha la sostenibilità?

Alla domanda “che sapore ha la sostenibilità” Franco Adami risponde con due aggettivi: buono e onesto.

  • Buono per il legame indissolubile e irripetibile con il terroir.
  • Onesto perché il prodotto è vero, tracciato e garantito (essendo una DOCG).

Un consiglio finale? Degustate il Conegliano Valdobbiadene quando siete rilassati, magari in ciabatte piuttosto che con le scarpe, perché questo vino è, prima di tutto, un promotore di socialità e allegria.

Se vuoi sentire conoscere di più il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, ascolta la puntata di Tell Me Wine.

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