15 termini del vino che tutti dovremmo conoscere (e capire davvero)
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Parlare di vino, a volte, sembra come entrare in una conversazione tra esperti che si capiscono solo tra loro. Tannini, corpo, bouquet, affinamento… parole che affascinano ma che spesso fanno sentire chi ascolta un po’ fuori posto.
La verità è che non serve un diploma da enologo per capirle: basta saperle ascoltare. Perché ognuna di queste parole racconta un frammento dell’anima del vino, dal momento in cui nasce a quello in cui arriva nel calice.
Dal tannino al corpo: le sensazioni che raccontano un vino
Quando si parla di tannino, si parla di carattere. È quella sensazione leggermente astringente che ti fa strizzare le labbra dopo un sorso di rosso strutturato. I tannini sono composti che vivono nelle bucce e nei vinaccioli dell’uva, e sono ciò che dà forza e struttura al vino. In un rosso giovane possono sembrare un po’ ruvidi, ma con il tempo diventano morbidi come velluto.
Poi
c’è il corpo, che non ha nulla a che fare con i muscoli, ma con la consistenza e la pienezza del vino in bocca. Un bianco fresco scivola leggero, un Amarone ti avvolge come una coperta spessa. È la sensazione fisica di quanto il vino “pesa” sul palato. E mentre il tannino ti racconta la trama, il corpo è la tela su cui tutto si disegna.
I profumi che svelano l’anima del vino
Prima ancora di assaggiare, il vino parla attraverso il suo bouquet: l’insieme di profumi che si sviluppano nel tempo, quando il vino matura e si evolve. È diverso dal semplice “odore d’uva”: può ricordare fiori, spezie, frutta secca o legno. Non a caso, bouquet in francese significa proprio “mazzo di fiori”.
Quando deglutisci, invece, entra in scena il retrogusto: l’eco aromatica che resta in bocca, come un’ultima frase pronunciata piano. Nei vini di qualità, dura più a lungo, lasciando dietro di sé una scia di ricordi.

Ogni vino ha un corpo, un retrogusto e un bouquet
Dietro le quinte: dove nasce il vino
Dietro ogni calice si nasconde un lungo processo di vinificazione, l’insieme dei passaggi che trasformano l’uva in vino. Dalla fermentazione all’affinamento, ogni scelta — temperatura, contenitore, tempi — è una decisione creativa che modella il risultato finale.
Tra i momenti più affascinanti c’è la fermentazione malolattica, una piccola magia naturale: i batteri lattici trasformano l’acido malico in acido lattico, ammorbidendo le spigolosità del vino e rendendolo più vellutato. È come se il vino imparasse a parlare con voce più dolce.
E poi arriva l’affinamento, il tempo della maturazione. Può avvenire in acciaio, cemento o legno: ogni materiale lascia un’impronta diversa. In questa fase il vino si chiarisce, si calma, trova il proprio equilibrio.
Quando il vino incontra l’aria (e il legno)
A volte, prima di essere servito, il vino ha bisogno di un po’ d’aria. Decantare significa travasarlo in una caraffa, per separarlo dai depositi e permettergli di “respirare”. È un gesto elegante e antico, che prepara il vino al suo incontro con il mondo.
Se invece rimane a lungo a contatto con il legno, nasce il cosiddetto vino barricato: un vino che ha riposato in botte (o meglio, in barrique, piccole botti da 225 litri). È lì che il vino si arricchisce di profumi tostati, di vaniglia e spezie, come se si vestisse per un’occasione speciale.
Parole di origine e autenticità
Nel mondo del vino, alcuni termini sono sigilli di identità. CRU indica un vigneto di qualità superiore, un territorio che, per suolo e microclima, regala vini unici. In Francia è una vera istituzione, ma anche in Italia sta diventando un modo per valorizzare le eccellenze locali.
DOC, invece, è la Denominazione di Origine Controllata: una sigla che garantisce provenienza e standard produttivi. È, in un certo senso, il “passaporto” del vino — e per i più virtuosi, c’è anche la DOCG, con una “G” in più di garanzia.
Infine, c’è la camicia, quel sottile deposito che si forma sul fondo delle bottiglie più mature. Può sembrare un difetto, ma è in realtà il segno del tempo: una piccola traccia di autenticità che racconta la vita del vino in bottiglia.

Vinificazione: il processo che trasforma l'uva in vino
Piccolo dizionario (ironico) da intenditori
- Terroir: l’insieme di suolo, clima, esposizione e tradizione. In una parola, il “carattere” di un vino.
- Ossidato: quando il vino ha respirato troppo e si è un po’ stancato — ma a volte diventa poesia, come nei vini passiti.
- Cruise style: vini troppo perfetti, troppo lucidi. Quelli che non si sporcano mai le mani, e per questo non restano nel cuore.
Degustare, non solo bere
Capire il linguaggio del vino non significa parlare come un sommelier in un film francese. Significa ascoltare il vino con più attenzione, riconoscere i suoi ritmi, le sue parole.
Alla prossima degustazione, prova a usarne qualcuna: non per sembrare esperto, ma per sentirti più vicino a ciò che hai nel bicchiere. Il mondo del vino è vasto, ma ogni termine che impari ti porta un po’ più dentro la sua storia.
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