Agricoltore Nick: l’agricoltore 4.0 che unisce animali, tecnologia e sostenibilità
Nicolò Polo – Agricoltore Nick
Tempo di lettura: 6 minuti
Se pensiamo a un “giovane creator”, ci vengono in mente microfoni, laptop e caffè americano. Nel caso di Nicolò Polo, in arte Agricoltore Nick, lo scenario è leggermente diverso: telecamere sì, ma puntate su galline ornamentali, mini pony, emù, orti e mangimi etichettati con cura maniacale.
Classe 2001, laureando in Scienze e Tecnologie Animali, Nick è un agricoltore che ha deciso di raccontare la vita di campagna con un linguaggio nuovo: quello dei social, dell’ironia e della divulgazione semplice, pensata per chi di agricoltura non sa (ancora) nulla.
Nell’ultima puntata di Tell Me Wine lo avete sentito parlare di animali, organizzazione e sostenibilità. Qui proviamo a fare un passo in più: raccontare chi è e perché il suo lavoro dice qualcosa di importante sul futuro della terra che ci dà da mangiare – vino compreso.
Dalle galline della nonna a una fattoria piena di specie (e storie)
La storia inizia come molte storie di campagna: una casa con il pollaio, i nonni, le galline “di una volta” e un bambino che passa più tempo a osservare gli animali che a giocare con i coetanei. Da lì, il percorso è stato quasi naturale: istituto agrario, poi università, sempre con al centro gli animali e la loro gestione. Mentre molti coetanei faticano a capire “cosa fare da grandi”, lui sceglie una strada che profuma di fieno, biodiversità e manualità.
Ma il tratto distintivo arriva dopo: Nick non si limita ad allevare animali, li trasforma in un racconto continuo. Prima le galline di casa, poi tacchini, faraone, fagiani, mini pony, fino agli emù. Ogni nuovo arrivo è un’occasione per spiegare qualcosa in più su allevamento, benessere animale, gestione quotidiana.
E sì, a volte significa letteralmente fare da parrucchiere per galline: le sue Moroseta vengono lavate, asciugate col phon e pettinate prima delle esposizioni, dove hanno ottenuto diversi riconoscimenti a livello nazionale. Un lavoro che sembra un gioco, ma richiede una cura da artigiano.
L’agricoltore 4.0: tre telefoni, tanta organizzazione e un po’ di IA
Nel podcast Nick racconta di sveglie all’alba, telecamere in pollaio e giornate spezzate tra progetti, animali, contenuti social e – teoricamente – studio per l’ultimo esame.
Per tenere insieme tutto questo ha sviluppato una sua personale filosofia: i comparti stagni.
- Un telefono per la vita privata,
- Due per il lavoro,
- Orari e mansioni organizzati al minuto.
È la versione rurale del multitasking digitale: gli animali vanno seguiti tutti i giorni, che fuori ci sia il sole, piova, o ci sia un trend di TikTok da cavalcare.
Qui entra in gioco anche la parte “4.0”: Nick usa l’intelligenza artificiale come strumento di lavoro, ad esempio per impostare piani di gestione dell’allevamento, organizzare dati e risparmiare tempo sulle attività più ripetitive. Poi rivede tutto a mano, perché la responsabilità finale resta umana – soprattutto quando si parla di esseri viventi.
Il risultato è un ibrido interessante:
Stivali infangati, ma anche app, telecamere, file Excel e prompt ben pensati.
Un modo concreto per dimostrare che tradizione e innovazione non sono in guerra, ma possono aiutarsi a vicenda.

Divulgatore, docente, “agricoltore di quartiere”
Prima ancora di diventare “il contadino di Instagram”, Nick ha fatto anche il docente in corsi regionali per adulti, portando agricoltura e allevamento dentro le aule. Lì ha imparato una cosa che oggi è la base del suo lavoro sui social:
Se vuoi parlare di campagna a chi non ci è mai stato, devi semplificare senza banalizzare.
Per questo nei suoi video difficilmente troverete tecnicismi: la cellula vegetale lascia spazio a esempi concreti (“più la foglia è larga, più la pianta raccoglie luce”), gli acronimi diventano gesti, oggetti, metafore. Oggi quella stessa capacità la usa online, dove condivide la sua quotidianità da giovane agricoltore, raccontando il mondo dell’allevamento e dell’agricoltura sostenibile con un tono diretto e autoironico.
Accanto alla fattoria, ci sono anche altri ruoli: sulla sua pagina Facebook compaiono esperienze come capo del progetto “Sogno di Seta by agricoltorenick” e segretario della Pro Loco di Campolongo Maggiore, a testimoniare un legame forte con il territorio e con le realtà locali. Non è solo “il ragazzo con le galline buffe”: è qualcuno che usa la propria visibilità per animare la vita di comunità, dal paese ai progetti che nascono in Veneto e si allargano oltre.
Mini pony, pet therapy e progetti sociali
Un capitolo particolarmente significativo del percorso di Nick è quello legato ai mini pony. In Veneto, l’Allevamento Mini Pony Summano è diventato famoso per il lavoro di pet therapy con bambini e persone fragili.
In questo contesto, Nicolò Polo è stato coinvolto come content creator dalla Regione Veneto, insieme ad altri profili, per raccontare sui social il progetto “Mini Pony for You”: un’iniziativa che unisce scuole, disegno, cavalli in miniatura e un grande obiettivo di inclusione.
Qui si vede benissimo l’anima doppia del suo lavoro:
- Da una parte l’allevatore, che conosce gli animali e i loro bisogni;
- Dall’altra il comunicatore, che traduce tutto in storie capaci di arrivare a migliaia di persone e di rendere visibile il valore educativo e sociale di questi percorsi.
Non è solo “contenuto carino”: è narrazione che sposta lo sguardo, che ci fa vedere la campagna non come sfondo pittoresco, ma come luogo dove si costruiscono relazioni, inclusione, cura.
Agricoltura, sostenibilità e responsabilità (anche quando non si vede)
Quando si parla di agricoltura, la parola “sostenibilità” è ovunque. Il rischio, spesso, è che resti uno slogan. Nel suo lavoro quotidiano Nick mette l’accento su alcuni aspetti molto concreti:
- Ridurre consumi e impatto dei macchinari, consapevole che ogni mezzo agricolo ha un peso a livello ambientale.
- Gestire con attenzione fitosanitari e mangimi, ricordando che ogni prodotto usato in campo o in allevamento lascia dei residui, e quindi va dosato e scelto con criterio.
- Guardare alle energie rinnovabili e alle buone pratiche premiate dalla Politica Agricola Comunitaria, che negli ultimi anni spinge sempre più verso il biologico e il “green”.
L’idea di fondo è semplice ma potente:
Quello che l’agricoltore fa nei campi e nelle stalle finisce nei nostri piatti, nei nostri calici, nel nostro corpo.
In questo senso, la figura dell’“agricoltore 4.0” non è solo un’etichetta trendy: indica qualcuno che usa tutti gli strumenti possibili – tecnici, digitali, comunicativi – per rendere il proprio lavoro più efficiente e meno impattante, sapendo di essere, in qualche modo, il primo cuoco della filiera.
Galline, whisky e calici di vino: cosa c’entra tutto con noi
Durante la chiacchierata con Nicolò emerge un altro dettaglio curioso: se un giorno dovesse dedicarsi a una bevanda alcolica, l’Agricoltore Nick immagina più facilmente un whisky che un vino. Una scelta che dice qualcosa di interessante:
- Il vino è solo una delle forme con cui la terra si trasforma in esperienza sensoriale;
- Attorno al vino esiste un ecosistema fatto di cereali, foraggi, animali, biodiversità, paesaggi che devono stare in equilibrio perché quel calice abbia senso.
Raccontare la storia di Nicolò “Agricoltore Nick” Polo significa allora ricordarci che dietro ogni bottiglia c’è un territorio, e dietro ogni territorio ci sono persone che lo tengono in vita.
Persone che si svegliano alle 6:30 per controllare una telecamera in pollaio, che etichettano cinque mangimi diversi per evitare errori, che fonano le galline prima di una mostra, che usano l’IA per risparmiare tempo sulle tabelle e dedicarne di più agli animali.
Nel nostro caso, significa anche avere il piacere di ospitarlo al microfono e farvi ascoltare la sua voce.
Perché continuare a seguirlo (anche dopo la puntata)
Se vi siete affezionati alla sua storia durante l’episodio, i social di Agricoltore Nick sono il modo migliore per entrare nella fattoria dalla porta principale:
- Scoprire razze di galline che non sapevate esistessero,
- Capire cosa c’è dietro a un uovo “qualunque”,
- Vedere come la tecnologia può davvero aiutare chi lavora la terra,
- E, magari, guardare al mondo rurale con uno sguardo un po’ più informato e un po’ più grato.
Noi di Tell Me Wine continuiamo a credere che il vino sia soprattutto storie di persone. Quella di Nicolò Polo è una di quelle che vale la pena tenere a mente la prossima volta che alziamo il calice – pensando non solo alla vigna, ma a tutta la campagna che la circonda.
Guarda l’episodio completo su YouTube
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