Come diventare sommelier (anche se parti da zero): guida semplice e completa

 

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L’idea di diventare sommelier affascina molte persone, ma spesso viene percepita come qualcosa di lontano, quasi elitario. C’è chi immagina degustazioni complicate, profumi misteriosi da riconoscere al primo colpo, oppure un percorso riservato solo a chi è nato tra vigne e botti. La verità è molto più semplice: diventare sommelier è un cammino alla portata di chiunque abbia curiosità, passione e la voglia di imparare a conoscere il vino in modo più consapevole. Non si tratta di un talento innato, ma di un insieme di competenze che si sviluppano passo dopo passo, con lo studio, l’esperienza e l’allenamento del palato.

In questa guida ti spiegheremo come avvicinarti a questo mondo senza paura e senza la sensazione di “non essere abbastanza”. Analizzeremo il percorso formativo, le competenze necessarie, le differenze tra le varie scuole e le prospettive future, ma soprattutto proveremo a restituire un’immagine realistica e accessibile del ruolo del sommelier. Perché, al di là delle certificazioni e dei tecnicismi, il sommelier è prima di tutto un interprete del vino: qualcuno capace di comprenderlo, raccontarlo e farlo vivere anche agli altri.

Continua a leggere per scoprire come diventare sommelier!

Cosa significa davvero essere un sommelier

Prima di affrontare il percorso formativo, è utile capire chi è – oggi – un sommelier. Non basta più saper descrivere un vino o ricordare a memoria una lista di vitigni: il sommelier contemporaneo deve saper collegare il vino alla sua storia, al territorio da cui nasce, alle tecniche che lo hanno plasmato e agli abbinamenti che ne esaltano i sapori. Deve essere in grado di leggere un calice non solo dal punto di vista aromatico, ma anche culturale e comunicativo.

Essere sommelier significa conoscere la degustazione professionale, certo, ma anche saper raccontare un vino con parole comprensibili, adattando il linguaggio al contesto: un conto è parlare con un produttore, un altro è spiegare una bottiglia a un cliente incuriosito ma inesperto. È un ruolo che richiede sensibilità e capacità relazionali, perché il valore del sommelier non si misura solo nella precisione tecnica, ma nella capacità di accompagnare qualcuno alla scoperta del vino in modo autentico e coinvolgente.

Gli enti formativi

Il primo passo per chi vuole diventare sommelier è scegliere un percorso formativo affidabile. In Italia esistono diverse associazioni riconosciute che offrono corsi strutturati, combinando teoria, pratica e degustazioni. Tra le più diffuse troviamo:

  • AIS – Associazione Italiana Sommelier: storica e capillare sul territorio, con percorsi molto strutturati.
  • FISAR – Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori: con un focus più pratico sul servizio e sugli abbinamenti. Su Tell Me Wine abbiamo intervistato Emanuele Cenghiaro, delegato di FISAR che ci ha raccontato il percorso per diventare sommelier.
  • ONAV – Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino: ideale per chi vuole approfondire le tecniche di degustazione e l’analisi sensoriale.

Non esiste un ente “migliore” in assoluto: la scelta dipende dallo stile didattico, dalla disponibilità di sedi vicine e dalla sintonia personale con il metodo. Ciò che conta davvero è seguire un percorso continuo e strutturato, che permetta di crescere sia nello studio che nell’esperienza pratica.

Recupera la puntata con Emanuele Cenghiaro di FISAR

I livelli di studio

I corsi da sommelier sono generalmente suddivisi in tre livelli progressivi, pensati per accompagnare lo studente dall’approccio iniziale fino alla preparazione professionale.

  • Primo livello: è il punto di partenza, dedicato alle basi della degustazione e del linguaggio tecnico. Qui si impara a osservare il vino, riconoscere aromi principali e comprendere i fondamenti dell’analisi sensoriale. È un momento introduttivo, accessibile anche a chi parte da zero.
  • Secondo livello: rappresenta il cuore teorico del percorso. Si approfondiscono i territori, i vitigni principali e le tecniche di vinificazione, comprendendo come clima, suolo e scelte produttive influenzino il profilo di un vino. È qui che la teoria inizia a dialogare con la pratica: non si percepiscono più solo aromi, ma si comprende perché il vino si esprime in un certo modo.
  • Terzo livello: porta lo studente nella dimensione più pratica e professionale. Si affrontano servizio, abbinamenti, gestione della cantina e costruzione della carta dei vini. Questo livello unisce competenza tecnica e capacità comunicativa, preparando concretamente alla professione di sommelier.

La durata complessiva varia in base all’ente e ai ritmi personali, ma l’aspetto più importante non è la velocità, bensì la continuità: degustare regolarmente, partecipare agli incontri e confrontarsi con docenti e compagni permette di trasformare la teoria in sensibilità reale, sviluppando lo sguardo che distingue un sommelier in formazione.

L’esperienza sul campo: dove il vino prende vita

Se la formazione teorica costruisce le basi, è l’esperienza sul campo che trasforma la conoscenza in competenza reale. Nessun manuale può sostituire la pratica diretta: assaggiare, osservare e confrontarsi con il mondo del vino è ciò che permette di sviluppare un palato allenato e una sensibilità acuta.

Le prime occasioni concrete sono le degustazioni guidate, organizzate da docenti o professionisti. Qui si esplorano aromi e profili diversi, si confrontano percezioni e si costruisce un vero vocabolario sensoriale. Annotare impressioni e discutere le proprie osservazioni con altri corsisti aiuta a trasformare la confusione iniziale in chiarezza, rendendo ogni sorso un’esperienza da decodificare consapevolmente.

Accanto alle degustazioni, l’esperienza pratica in ristoranti, enoteche o cantine è fondamentale. Osservare il lavoro dei professionisti, partecipare al servizio e confrontarsi con la clientela permette di allenare non solo la tecnica, ma anche la capacità di comunicare in modo chiaro e piacevole, adattandosi a contesti diversi. Ogni interazione con il pubblico diventa un’opportunità di apprendimento, affinando tatto, empatia e sicurezza.

Essere sommelier significa conoscere la degustazione professionale, ma anche saper raccontare un vino con parole comprensibili

Il primo sorso è solo l’inizio

Diventare sommelier è un viaggio che unisce studio, pratica e curiosità. La formazione teorica costruisce le fondamenta, i corsi e i livelli di studio aiutano a sviluppare strumenti tecnici, mentre l’esperienza sul campo trasforma la conoscenza in competenza reale. Ogni degustazione, ogni visita in cantina, ogni incontro con produttori e appassionati aggiunge un tassello importante alla tua crescita.

Se il vino è la tua passione, non limitarti a berlo: lascia che diventi un percorso di scoperta. Inizia con un corso, partecipa a degustazioni, visita cantine, prendi appunti e confrontati con chi ha più esperienza. Col tempo, il tuo palato si affinerà, la tua capacità di raccontare il vino crescerà e ciò che oggi sembra lontano diventerà parte naturale della tua vita.

Se vuoi approfondire il mondo del food and wine, ascolta il nostro podcast: un viaggio tra produttori, territori e calici che non smettono mai di raccontare.

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