Gaierhof: tre sorelle, una cantina e una visione che attraversa il tempo
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Ci sono cantine che raccontano un territorio, e poi ce ne sono alcune che raccontano anche una famiglia, un modo di stare al mondo e di fare impresa. Gaierhof è una di queste. Ospiti dell’ultima puntata di Tell Me Wine sono le sorelle Togn – Romina, Valentina e Martina – anime diverse di una realtà tutta al femminile che, dalla Piana Rotaliana, porta avanti da oltre ottant’anni una storia fatta di vino, relazioni e scelte coraggiose.
Siamo in Trentino, a Rovere della Luna, ultimo paese prima del confine con l’Alto Adige: una terra di passaggio, di scambi, di culture che si incontrano. Non è un dettaglio. Perché Gaierhof nasce proprio da qui, da una vocazione naturale alla mediazione, al dialogo, alla costruzione di ponti.
Una storia di famiglia (e di parola data)
Fondata negli anni Quaranta, Gaierhof affonda le sue radici nel lavoro del nonno e poi del padre delle sorelle Togn. Prima ancora che produttori, mediatori: persone abituate a negoziare sull’onore, a stringere accordi basati sulla fiducia e sul rispetto della parola data.
Romina racconta un’immagine potentissima dell’infanzia: la casa dentro la cantina, i giochi accanto ai tini, e il padre che stringe la mano ai contadini spiegando cosa significhi un contratto, cosa voglia dire prendersi un impegno e mantenerlo. È lì che si forma il DNA dell’azienda: da una parte il mondo agricolo, dall’altra quello commerciale, tenuti insieme da un equilibrio delicato ma solidissimo.
Questa filosofia ha permesso a Gaierhof di costruire, nel tempo, una rete di conferitori ampia e variegata, che va dalla bassa Atesina fino alle valli più lontane. Un percorso di crescita che non ha mai perso di vista la dimensione umana.
Tre sorelle, ruoli diversi, un obiettivo comune
Oggi Gaierhof è guidata da tre donne, tre sorelle con personalità e competenze diverse. La divisione dei ruoli non è stata imposta, ma è nata in modo naturale, seguendo inclinazioni e interessi personali.
Romina si occupa dell’area finanziaria e commerciale, Martina della gestione organizzativa e amministrativa, Valentina della produzione. Ambiti distinti, ma in continuo dialogo. Perché lavorare in un’azienda familiare significa anche imparare a distinguere l’ego dal bene comune, capire quando è il momento di discutere e quando, invece, è necessario fare un passo indietro.
Essere una cantina tutta al femminile, per loro, non è mai stato un manifesto da sbandierare. È semplicemente la loro realtà. Cresciute in un mondo contadino che le ha viste diventare grandi, formarsi, acquisire competenze, non hanno mai sentito di dover dimostrare qualcosa “in quanto donne”, ma piuttosto in quanto professioniste.
Bianchiste per vocazione
Se c’è un filo rosso (o meglio, bianco) che attraversa tutta la storia di Gaierhof è l’amore per i vini bianchi. Un’eredità lasciata dal padre, definito da loro stesse un vero “bianchista”.
Il Trentino, del resto, è una terra che parla soprattutto questa lingua: Müller Thurgau, Pinot Grigio, Chardonnay, Nosiola, vitigni aromatici e semi-aromatici che raccontano freschezza, montagna, verticalità.
Tra i vini che più le rappresentano c’è proprio la Nosiola, unico vitigno autoctono a bacca bianca del Trentino, oggi sempre più raro. Sceglierla significa fare una dichiarazione d’amore verso il territorio, ma anche assumersi la responsabilità di custodire una memoria agricola che rischia di scomparire.
Accanto ai bianchi fermi, un ruolo centrale lo gioca anche il Trento Doc, simbolo della qualità spumantistica regionale e porta d’ingresso per molti consumatori che si avvicinano per la prima volta a Gaierhof.
LOAL: quando la leggerezza è una scelta consapevole
Uno dei progetti più interessanti raccontati in puntata è LOAL, la linea a bassa gradazione alcolica che ha attirato l’attenzione per il suo approccio controcorrente.
A differenza di molte tendenze attuali, Gaierhof non ha scelto la strada della dealcolizzazione tecnologica. Ha deciso, invece, di partire da ciò che già conosceva: vendemmie anticipate, vitigni adatti, un know-how costruito in decenni di esperienza.
Il risultato è una linea composta da tre vini – bianco, rosato e rosso – che mantengono una forte identità territoriale, una denominazione chiara (Vigneti delle Dolomiti) e una gradazione contenuta, senza snaturare il prodotto.
Anche il packaging parla la stessa lingua: una bottiglia iconica, riconoscibile, accompagnata da un’etichetta di rottura, pensata per comunicare immediatamente che dentro c’è qualcosa di diverso. Non solo un vino, ma un’idea di consumo più consapevole, più leggero, più contemporaneo.

I conferitori di Gaierhof sono attualmente più di 100 e possiedono 170 ettari vitati su tutto il Trentino Alto Adige
Artigianalità come presenza quotidiana
Con oltre 800.000 bottiglie prodotte ogni anno e una ventina di collaboratori, Gaierhof riesce ancora a definirsi – e a sentirsi – una realtà artigianale. Non tanto per i numeri, quanto per l’approccio.
Essere artigianali, per le sorelle Togn, significa conoscere ogni passaggio, vivere l’azienda a 360 gradi, dalla campagna alla cantina, dall’ufficio al magazzino. Significa sporcarsi le mani, ma anche avere una visione d’insieme, mantenere il contatto diretto con ciò che accade ogni giorno.
Curiosità, confronto, apertura
Un ultimo aspetto che emerge forte dal racconto delle sorelle Togn è la curiosità. Quella che spinge a scegliere, al ristorante, vini che non siano i propri. A confrontarsi con stili diversi, territori lontani, mercati esteri.
Perché fare vino, oggi, non significa solo produrre bene. Significa ascoltare, assaggiare, mettersi in discussione. Ed è forse questo il segreto più grande di Gaierhof: restare fedeli alla propria storia, senza mai smettere di guardare avanti.
Per scoprire la storia completa delle sorelle Togn, i loro vini e il progetto LOAL, ascolta la puntata di Tell Me Wine dedicata a Gaierhof.
Guarda l’episodio completo su YouTube
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